Ambiente e tumori: dalla consapevolezza dei rischi alle strategie di prevenzione e bonifica
Il reale compito della scienza e delle istituzioni sanitarie non è alimentare la rassegnazione o un indistinto allarmismo di fronte ai veleni quotidiani, bensì trasformare la conoscenza dell'impatto ambientale in prevenzione primaria, bonifiche e reale tutela della salute pubblica. Per comprendere la portata dei determinanti esogeni sullo sviluppo oncologico, occorre fare chiarezza sui dati scientifici ufficiali.
L'elenco dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, aggiornato al 3 luglio 2026, comprende 135 agenti nel Gruppo 1, cioè cancerogeni certi per l'uomo; 98 nel Gruppo 2A, probabilmente cancerogeni; e 329 nel Gruppo 2B, possibilmente cancerogeni. È fondamentale precisare che la dicitura agenti non racchiude solo sostanze chimiche, ma un insieme complesso di miscele, radiazioni, infezioni, esposizioni professionali e abitudini come il consumo di tabacco e alcol.

Come scienziato devo ribadire la differenza fondamentale tra pericolo e rischio. La classificazione Iarc identifica la capacità intrinseca di una sostanza di causare danni, ma il rischio concreto per il cittadino dipende dalla dose, dalla durata, dalla via di esposizione e dalla vulnerabilità individuale. Tuttavia, le analisi epidemiologiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e della Iarc indicano che circa il 37% dei nuovi casi di cancro nel mondo nel 2022, pari a 7,1 milioni di diagnosi, era associato a cause prevenibili. Questo dato non deve colpevolizzare chi si ammala, ma dimostra il valore strategico della prevenzione.
Nella quotidianità dobbiamo prestare attenzione a fumo, alcol, qualità dell'aria, radon negli edifici, esposizione solare e rischi professionali. Anche sui Pfas serve precisione: sono migliaia di molecole differenti e la Iarc ha classificato il Pfoa come cancerogeno per l'uomo e il Pfos come possibilmente cancerogeno. La prevenzione individuale resta un tassello indispensabile: non fumare, ridurre l'alcol, seguire un'alimentazione ricca di vegetali, limitando carni lavorate e ultraprocessate, mantenere un peso adeguato, fare attività fisica, proteggersi dal sole e aderire a vaccinazioni e screening.
Ma non possiamo trasferire tutto il peso della prevenzione sul cittadino. Nessuno può scegliere l'aria che respira o bonificare da solo acqua e suolo. Servono controlli ambientali trasparenti, protezione nei luoghi di lavoro, bonifiche e politiche industriali capaci di sostituire gli agenti pericolosi. La medicina del futuro non deve solo trovare nuove terapie, ma impedire che i tumori si sviluppino, creando ambienti nei quali ammalarsi diventi un evento meno probabile.
Editoriale a cura del prof. Antonio Giordano per Il Mattino



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