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Il “Fiato Corto” di Seneca: dallo stupore filosofico alle terapie geniche

  • Jun 3
  • 2 min read
Lucio Anneo Seneca, nelle Epistulae morales ad Lucilium, in particolare nella lettera 54, descrive l’asma non soltanto come una malattia del corpo, ma come un autentico “esercizio di morte” (meditatio mortis). Il filosofo stoico definisce la crisi asmatica come suspirium: un respiro che si interrompe, lasciando il corpo in una sospensione angosciante. Per Seneca, infatti, il venir meno del fiato rappresentava la manifestazione più concreta della fragilità umana: «Tutto ciò che deve accadere, avviene nel momento in cui il respiro viene meno».

In questo senso, nella letteratura latina la malattia assume un valore che va oltre il dato clinico e diventa metafora del conflitto tra la ragione e la precarietà biologica. Seneca affrontava il “morbo” con la disciplina della volontà, tentando di dominare il panico attraverso la filosofia: un atteggiamento che, per secoli, rimase l’unica vera risposta possibile di fronte ai limiti della medicina antica.

Da questa visione esistenziale del “fiato corto” emerge, con forza, il contrasto con la medicina contemporanea. Se ai tempi di Seneca l’unica difesa era la sopportazione stoica, oggi la ricerca scientifica ha trasformato l’asma da condizione spesso invalidante a patologia sempre più controllabile e personalizzabile nelle cure.

La svolta più significativa degli ultimi anni è stata l’introduzione degli anticorpi monoclonali. A differenza dei tradizionali broncodilatatori e corticosteroidi, che agiscono in modo generale sull’infiammazione, i farmaci biologici — come omalizumab e mepolizumab — colpiscono specifiche molecole del sistema immunitario, tra cui IgE e interleuchine come IL-5, IL-4 e IL-13. Questo approccio permette di trattare forme gravi di asma eosinofila o allergica, riducendo sensibilmente le riacutizzazioni e migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Parallelamente, per chi non risponde adeguatamente ai farmaci, si è sviluppata la termoplastica bronchiale, una tecnica mini-invasiva che utilizza radiofrequenze per ridurre lo spessore della muscolatura dei bronchi. Così si limita la loro tendenza a contrarsi e a ostruire il passaggio dell’aria durante gli attacchi.

Anche il modo stesso di concepire la malattia è cambiato. Oggi non si parla più di “asma” al singolare, ma di fenotipi ed endotipi. Grazie all’intelligenza artificiale e all’analisi dei biomarcatori, come l’ossido nitrico esalato (FeNO), i medici possono prevedere quali trattamenti siano più efficaci per ciascun individuo, avvicinandosi sempre di più a una medicina realmente personalizzata.

Così, mentre Seneca vedeva in ogni rantolo il segno della fine imminente, la medicina contemporanea punta alla remissione clinica e alla prevenzione. La ricerca si concentra oggi sui fattori ambientali e sul microbiota polmonare, nella speranza di comprendere sempre meglio le cause profonde della malattia e prevenire le crisi prima ancora che si manifestino.

«Il corpo è una dimora momentanea: bisogna uscirne con lo stesso animo con cui vi si è entrati», scriveva Seneca nelle Epistole (120). Eppure, proprio grazie ai progressi della scienza, quell’uscita appare oggi molto più lontana e molto meno affannosa.

A cura del prof. Antonio Giordano

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