Cirillo, il medico partenopeo che dialogava con l'America
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Sabato scorso, all'Orto Botanico di Napoli, ho preso parte al convegno che ha preceduto la scoperta di una targa dedicata a Domenico Cirillo, medico, naturalista e martire della Repubblica Napoletana del 1799. Una giornata carica di significato non solo per la storia della scienza, ma per il senso stesso della professione medica.
Cirillo fu un medico moderno, in un'epoca che la modernità muoveva i suoi primi passi. Diresse, accanto a Domenico Cotugno, il Collegio Medico Cerusico dell'Ospedale degli Incurabili di Napoli. Studiò la sifilide e la tubercolosi, redasse uno dei primi ricettari di farmacia ospedaliera del Regno. Ma soprattutto comprese, con un anticipo che ancora oggi ci sorprende, che la malattia non è soltanto un fatto biologico: è figlia del disagio, della povertà, delle condizioni di vita. Nei mesi della Repubblica del 1799 organizzò una rete sanitaria di prossimità, a sostegno dei poveri e dei malati. Quello che oggi, nel linguaggio dei sistemi sanitari, chiameremmo community medicine, lui la praticava nei vicoli di Napoli più di duecento anni fa.
C'è un filo che collega la medicina di Cirillo alla riflessione contemporanea sui determinanti sociali della salute: la convinzione che curare significhi anche assumersi responsabilità verso le condizioni di vita di chi soffre. È la stessa radice etica del paradigma One Health, dove salute umana, animale e ambientale si tengono insieme.
Cirillo, peraltro, non fu apprezzato soltanto a Napoli. La sua attività scientifica era nota in tutta Europa, e persino in America. Fu corrispondente di Linneo; Alexander Garden gli dedicò il genere botanico Cyrilla. Soprattutto, nel 1768, fu il primo studioso italiano a essere eletto socio corrispondente dell'American Philosophical Society, la più antica società scientifica d'America. Una primogenitura italiana che restò nell'ombra per 255 anni, perché nei verbali di tale accademia Cirillo fu registrato con il nome di «Mr Famitz Physician», una svista nata dalla lettura erronea delle parole "my family physician" contenute in una lettera inviata ad uno dei soci di tale accademia.
Se oggi Cirillo figura tra i soci della American Philosophical Society lo dobbiamo ad Amedeo Arena, docente dell'Università Federico II, la cui ricerca d'archivio ha portato tale accademia, nel gennaio 2023, a correggere ufficialmente i propri registri.
In qualità di Board member della National Italian American Foundation e fondatore della Sbarro Health Research Organization ho sostenuto fin dall'inizio l'iniziativa del prof. Arena volta al riconoscimento di Cirillo, così come le molteplici iniziative che egli conduce da anni per valorizzare l'illuminismo napoletano negli Stati Uniti, dalle esposizioni sul carteggio Filangieri-Franklin alle numerose lezioni tenute presso le università americane. Un impegno costante che, nel 2026, anno del 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, assume un significato particolare.
C'è, in tutto questo, un'importante lezione per la medicina di oggi: il sapere, senza impegno civile, è incompleto. Possa la figura di Cirillo essere d'esempio per tutti noi.



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