Terra dei Fuochi e rischi per la salute: anni di dati ignorati - Prof. Antonio Giordano
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La domanda, quindi, resta inevitabile: perché informazioni disponibili da anni stanno assumendo solo oggi un ruolo centrale nel dibattito pubblico?
Nel tempo, ricercatori, medici e cittadini hanno più volte richiamato l'attenzione su questi fenomeni, chiedendo programmi di biomonitoraggio, controlli ambientali più capillari e una sorveglianza epidemiologica più efficace. Richieste che, però, si sono spesso scontrate con lentezze istituzionali, comunicazioni frammentarie e, talvolta, con una tendenza a minimizzare la portata del problema.
Non si è trattato soltanto di ritardi. In più occasioni, le evidenze scientifiche sono state messe in discussione o hanno incontrato ostacoli nei processi decisionali, mentre il tempo continuava a trascorrere.

Anche sul piano sanitario, diversi studi avevano già evidenziato anomalie nell'incidenza di alcune malattie, rimaste però a lungo confinate negli ambiti tecnici senza tradursi in una comunicazione pubblica chiara e tempestiva.
Già oltre quindici anni fa, il libro "Monnezza di Stato" denunciava il carattere strutturale del problema dei rifiuti e le sue conseguenze sulla salute pubblica, tema di cui anche Il Mattino si occupava fin dagli inizi, contribuendo a portarlo all'attenzione dell'opinione pubblica. Oggi il tema torna al centro dell'attenzione anche in vista della visita del Papa del 23 maggio, nel solco dei richiami alla tutela dell'ambiente e della salute. Il risultato è stato un progressivo scollamento tra ciò che la comunità scientifica andava evidenziando e quanto veniva realmente comunicato e affrontato sul piano istituzionale.
Nel frattempo, la contaminazione ha continuato a coinvolgere acqua, suolo, filiere alimentari e allevamenti, trasformando un'emergenza ambientale in una questione strutturale di salute pubblica.
La vicenda della Terra dei Fuochi dimostra quanto sia pericoloso ignorare o ritardare l'integrazione tra dati ambientali e sanitari. La salute non può essere separata dall'ambiente: ciò che contamina acqua e terreni entra inevitabilmente nella catena alimentare e, di conseguenza, nella vita delle persone.
Per questo oggi appare indispensabile un cambiamento di paradigma.
L'approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale, rappresenta uno strumento essenziale per prevenire e gestire crisi complesse come questa.
Anche la Corte europea dei diritti dell'uomo ha richiamato l'Italia alle proprie responsabilità, sottolineando come ritardi e carenze informative possano compromettere il diritto alla salute. In questa prospettiva si inserisce il lavoro sviluppato nell'ambito del Consiglio superiore di sanità e del Gruppo Sbarro One Health, impegnato nello studio delle interazioni tra ambiente, salute e sicurezza alimentare.
Tra gli strumenti centrali vi è anche il ruolo degli animali come sentinelle ambientali. Nel gruppo operano figure scientifiche di rilievo internazionale, tra cui Giovanna Liguori e Orlando Paciello, direttore sanitario dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Fondamentale è, inoltre, il confronto con il commissario unico per le bonifiche, il generale Giuseppe Vadalà, per rafforzare il coordinamento tra interventi ambientali, monitoraggio sanitario e prevenzione del rischio.
Oggi non basta prendere atto dei dati. Occorre capire perché siano stati ascoltati solo ora e perché non abbiano prodotto prima azioni adeguate. È auspicabile che la magistratura possa fare piena chiarezza su eventuali responsabilità e che, laddove emergano errori o omissioni, questi vengano accertati senza ambiguità.
La tutela della salute pubblica richiede trasparenza, competenza e responsabilità. Ignorare o ostacolare la scienza non è mai neutrale: quando i dati esistono e non si interviene, le conseguenze ricadono sulla salute delle persone. Ed è su questo che le responsabilità devono essere accertate.

Articolo a cura del prof. Antonio Giordano edito per Il Mattino



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