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L’Italia dei fuochi, tra inquinamento e nuove patologie


L’Italia dei fuochi, tra inquinamento e nuove patologie- Antonio Giordano

La “Terra dei Fuochi” comprende un territorio di 1076 km², con 57 comuni e un totale di circa 2 milioni e mezzo di abitanti: il termine, coniato all’inizio degli anni 2000 per definire un’area circoscritta alla Campania, da alcuni anni indica un’emergenza nazionale.

 

Dalla Campania alla gran parte dell’Italia, il nostro Paese brucia: lo sversamento di rifiuti illegali, poi dati alle fiamme, ha generato negli anni – e continua a generare – danni inestimabili all’ecosistema. Un notevole abbassamento della qualità dell’aria, la contaminazione dell’acqua e del suolo, con conseguenze sui prodotti agricoli, alti livelli di metalli tossici nel sangue, dosi massicce di inquinanti nell’organismo umano, un aumento delle patologie oncologiche.

 

Nonostante il trend dei roghi di rifiuti sia in calo, i siti di smaltimento illecito da Nord a Sud risultano essere (secondo uno degli ultimi report Ispra) più di 20mila, e i danni alla salute umana e ambientale ormai causati negli anni precedenti avranno ripercussioni anche nel prossimo futuro

 

“Ormai è un dato di fatto che la salute e lo sviluppo di patologie più o meno gravi è strettamente correlato allo stato di salute dell’ambiente. Ritengo che identificare aree a rischio, individuare le dosi massime di inquinanti tollerate dall’organismo, individuare biomarcatori specifici, migliorare il sistema sanitario, attuare sistemi di prevenzione per tutelare la salute, preservare l’ambiente e gli abitanti a cui garantire l’assistenza sanitaria sia un approccio One Health. E’ necessario studiare gli esseri umani, ma anche l’aria, il suolo, l’acqua, la catena alimentare: una sanità ecologica”, ha spiegato nell’intervista a One Health il Professor Antonio Giordano, oncologo e docente, direttore e fondatore della Sbarro Health Research Organization.

 

Lei si è occupato da sempre di Terra dei fuochi. Sono passati quasi 10 anni dal suo libro “Monnezza di Stato”, che racconta i danni incalcolabili ambientali e di salute causati dallo sversamento di rifiuti tossici sul territorio. È cambiato qualcosa? A che punto è la situazione oggi nella sua Campania?

 

Ho coordinato uno studio sulla popolazione campana al fine di incentivare risoluzioni rispetto ad una problematica decennale. In questo studio sono stati dosati i livelli ematici di metalli pesanti cancerogeni e gli inquinanti organici persistenti (POP), su una coorte di 95 pazienti oncologici residenti in Campania. Sono stati osservati alti livelli di concentrazione ematica di metalli pesanti in alcuni Comuni come: Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno. Nonostante alcuni limiti di questo studio esplorativo, come le dimensioni ridotte del campione per alcuni Comuni, le nostre osservazioni preliminari confermano alcuni studi precedenti: il livello di metalli tossici nel sangue dei pazienti oncologici in alcuni Comuni della Terra dei Fuochi è del tutto fuori norma. Dopo questo studio, è stato stilato un report dalla Procura di Napoli Nord e dall’Istituto Superiore di Sanità che conferma questi anni di denunce: c’è un legame tra smaltimento illecito di rifiuti e incidenza di svariate patologie, incluso il cancro. Si comincia ad ammettere la realtà anche se c’è ancora tanto da fare.

 

Focus su Napoli. Gli ultimi dati di Legambiente sulla qualità dell’aria sono allarmanti: il capoluogo di regione e la provincia vivono un’emergenza ambientale e anche sanitaria significativa.


Il superamento costante dei limiti di legge che denuncio da anni è un fatto allarmante. Bisogna agire. Le soluzioni da attuare vanno attuate in tempi brevi, bisogna bonificare, bloccare gli sversamenti illeciti, organizzare un efficiente programma di sorveglianza dei rifiuti e di sorveglianza della popolazione. Pertanto, è necessario sensibilizzare la popolazione ed incentivare la sanità pubblica aumentando l’attività di prevenzione e screening.

 

“Parlare della Puglia come di nuova terra dei fuochi è un dato di realtà, i danni sono notevolissimi. Il traffico (di rifiuti, ndr) è enorme e sta provocando danni enormi alla Puglia.” A dirlo il procuratore di Bari, Roberto Rossi. Dunque “Terra dei Fuochi” ma non solo in Campania. C’è il rischio di un’Italia dei Fuochi?


Purtroppo, non è più possibile circoscrivere la “Terra dei Fuochi” alla sola Campania. In Italia ci sono molte “Terre dei fuochi”. L’inquinamento ambientale è una problematica globale e l’emergenza sanitaria determinata dal Covid è il risultato di un alterato rapporto tra uomo e ambiente. Bisogna rispettare l’ambiente per tutelare la salute della popolazione mondiale.

 

Lei è oncologo di fama internazionale con numerose esperienze negli Usa. Quali sono i rischi per la salute?


I rischi in USA sono gli stessi per tutte le nazioni, forse negli Stati Uniti può incidere maggiormente un errato stile alimentare. Oggi le malattie croniche, incluso il cancro sono definite: “patologie genetiche ambientali” in quanto, oltre all’età, vi sono altri fattori come l’esposizione ad insulti ambientali e lo stile di vita a cui ascrivere la malattia (es. tabagismo, mancato esercizio fisico, obesità, dieta). Conseguentemente, se da un lato ci troviamo di fronte a miglioramenti diagnostici, ad un aumento della diffusione dei programmi di screening, ad un aumento della speranza di vita, dall’altro si registra un concomitante progressivo aumento delle patologie oncologiche.

 

Di chi sono le responsabilità? Come potremmo provare ad arginare il fenomeno?


Identificare il “nesso di causalità” non è uno studio semplice. La caratterizzazione dello sviluppo di patologie multifattoriali, il cui sviluppo potrebbe anche essere correlato a fattori ambientali è molto complesso. Sono tantissimi i fattori confondenti che rendono ardua questa missione. A ciò, si aggiungono problemi di natura politica ed economica che rendono la situazione ancora più difficile da affrontare. Mancati controlli e bonifiche non realizzate rappresentano, ad esempio, una problematica.

 

Cittadini e comitati ambientalisti chiedono analisi e screening per dimostrare la connessione tra l’inquinamento e l’insorgere di alcune patologie. Come si stanno comportando le istituzioni? Per quanto riguarda le bonifiche, i soldi del Pnrr possono aiutarci?

 

Ormai è un dato di fatto che la salute e lo sviluppo di patologie più o meno gravi è strettamente correlato allo stato di salute dell’ambiente. Allo stesso tempo è noto da anni che la prevenzione è una preziosa arma contro lo sviluppo di patologie cronico-degenerative, incluso il cancro. Quindi, ritengo che stilare un programma volto ad identificare aree a rischio, individuare le dosi massime di inquinanti tollerate dall’organismo, individuare biomarcatori specifici, migliorare il sistema sanitario, attuare sistemi di prevenzione per tutelare la salute, preservare l’ambiente e gli abitanti a cui garantire l’assistenza sanitaria sia un approccio One Health. Per fare ciò è necessario studiare gli esseri umani, ma anche l’aria, il suolo, l’acqua, la catena alimentare: il che richiederà la collaborazione di più istituzioni. Si tratta di “sanità ecologica” ossia di una disciplina che ha l’obiettivo di curare, di avere rispetto delle persone e dell’ambiente in cui vivono. La sanità ecologica si occupa della persona nella sua interezza e, quindi, si pone come fine la formazione di professionisti della salute. L’approccio One Health potrebbe essere realizzato sui fondi PNRR, così come chiedono i comitati.

 

“De Luca abbia rispetto per i cittadini: se la sanità campana non funziona, se ne assuma la responsabilità”. Così il Ministro Schillaci in piena polemica con il Governatore De Luca. Secondo lei, in che stato versa la sanità della sua regione?


Non sono un politico, sono uno scienziato. Posso solo dire che la Sanità campana vanta degli eccellenti colleghi di rilievo internazionale.

 

È notizia di alcuni giorni fa il recente studio Italia – Usa, condotto dal suo team in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli. In cosa consiste? Perché costituisce un tassello importante nella lotta contro il cancro?


Il risultato ottenuto rappresenta un dato importante: lo studio ha dimostrato come la mancanza di una proteina Cdk9 vada ad impattare negativamente il processo di riparazione del Dna. Alterazioni a carico di questo processo sono responsabili, quindi, dello sviluppo di svariate patologie tumorali per cui la scoperta apre nuovi scenari per l’individuazione di farmaci di precisione.

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