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Anche i negazionisti scoprono gli eco-reati, meglio tardi che mai



«Anche i negazionisti scoprono gli eco-reati, meglio tardi che mai. Ora tocca alla vera politica»: dalla terra dei fuochi all’amianto di Avellino, il professore Giordano detta la linea





Lo scienziato italo-americano, da sempre impegnato nella lotta all’inquinamento ambientale soprattutto in Campania invita la politica irpina a «mettere a punto un adeguato sistema di monitoraggio degli ex esposti all’amianto» e quella nazionale a «bonificare, bloccare gli sversamenti illeciti e sorvegliare la popolazione». Messaggio anche ai delatori: «C’e chi oggi ammette ciò che predico da anni, una piccola rivincita, ma ora non si perda più tempo»

Giunti al termine di un altro anno ricco di cambiamenti, è tempo non solo di auguri, ma anche di bilanci. Ne abbiamo parlato con Antonio Giordano, scienziato di fama mondiale, professore ordinario di Anatomia Patologica presso l’Università di Siena, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine alla Temple University di Philadelphia e Membro del Board scientifico dell’ISS come rappresentante del Ministero dell’Ambiente. Da sempre impegnato nella lotta all’inquinamento ambientale soprattutto in Campania, la sua regione di origine.


Professore Giordano, da anni lei è impegnato sul fronte ambiente e salute ed ha affrontato anche problematiche che riguardano da vicino la città di Avellino, vittima dell’amianto, da tutti definito il minerale killer e degli sforamenti di PM10. Nonostante il suo impegno, in passato è stato attaccato duramente di allarmismo, ma oggi pare che le venga data ragione. La scienza con i suoi tempi riesce ad affermare la verità?


«Il legame causale tra sviluppo tumorale ed esposizione ad inquinanti ambientali è un fatto noto da tempo e le attuali notizie, seppur non rassicuranti per la popolazione, sicuramente ripagano i miei tanti sacrifici. Il superamento costante dei limiti di legge che denuncio da anni è un fatto allarmante e spero che i dati ufficializzati da nuovi studi vengano supportati da ulteriori indagini e provvedimenti accurati».


L’Isochimica di Borgo Ferrovia è una ferita ancora aperta nel cuore di Avellino e di tutta la valle del Sabato…


«Posso definirmi “figlio d’arte”, mio padre ha scoperto i gravissimi danni derivati dall’esposizione alle fibre di amianto e grazie anche ai suoi studi il minerale killer è stato messo fuori legge, in Italia, nel 1992. So che questa è una tematica molto sentita in Irpinia per via della vicenda che ha coinvolto i lavoratori, molti dei quali deceduti, altri costretti per la vita a controlli costanti per monitorare lo stato di salute. Urge mettere a punto un adeguato sistema di monitoraggio degli ex esposti e eliminare definitivamente l’amianto presente nell’ambiente. Queste patologie sono state considerate per anni malattia professionali ora posso considerarsi malattie ambientali».

Aumentano gli studi che certificano il ruolo dell’ambiente malsano sulla salute umana. Cosa deve fare il decisore politico, a partire dal nuovo Governo?


«Le soluzioni da attuare innanzitutto devono avvenire in tempi brevi, molte di esse sono note ormai da anni mai attuate dalla politica: bisogna bonificare, bloccare gli sversamenti illeciti, organizzare un efficiente programma di sorveglianza dei rifiuti ma soprattutto di sorveglianza della popolazione. Ho partecipato alla stesura del Pnrr ( Direttore di un tavolo tecnico promosso dal Ministero Sileri, nato per contrastare i danni sulla salute causati dall’inquinamento ambientale , ndr) proponendo l’implementazione di un vasto programma di Sanità pubblica ecologica, focalizzato sul monitoraggio dell’esposizione ad inquinanti ambientali con conseguenze dannose per la salute. È necessario individuare un modello improntato sui principi della global health, in aree territoriali selezionate prima, per poi espanderlo su tutto il territorio nazionale. Questo approccio olistico, però, non necessita soltanto di svariate figure professionali per un’azione ma anche di un vero interessamento politico».



Un’area negazionista ha paradossalmente negato l’esistenza di una situazione ambientale critica in Campania, quanto ha influito questo a peggiorare la situazione?


«Guardiamo al lato positivo, meglio tardi che mai. Chi ha affermato per anni che la Terra dei Fuochi non esistesse, che non c’era alcuna correlazione tra eccessiva incidenza di patologie tumorali ed inquinamento ambientale in Campania, proprio in questi giorni pare stia affermando il contrario e stia sposando la mia battaglia, spingendo per implementare azioni di prevenzione primaria e bonifiche. Azioni che ripeto, sostengo da anni ed ho inserito in vari progetti ministeriali e non».


Recentemente anche uno studio dell’Università di Bologna e Bari ha confermato ciò che lei dice da oltre 10 anni: anche con stili di vita sani in luoghi inquinati come la terra dei fuochi è alto il rischio cancerogeno. Tanto tempo perso, cosa bisogna fare adesso…


«Già qualche anno fa fu stilato un report stilato dalla Procura di Napoli Nord e dall’Istituto Superiore di Sanità che hanno confermato anni di denunce. Ciò mi inorgoglisce. Più dettagliatamente, tali report confermano i dati che ho pubblicato dello studio “Veritas”, studio fortemente criticato ma che oggi, invece, viene confermato. Brevemente, lo studio è stato condotto su una coorte di 95 pazienti oncologici residenti in Campania e sono stati osservati alti livelli di concentrazione ematica di metalli pesanti in alcuni comuni, come Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno. In particolare, un risultato staticamente significativo si è osservato per Giugliano, dove i pazienti oncologici hanno mostrato livelli ematici di Cadmio, Mercurio e Piombo più elevati rispetto ai controlli sani. Le osservazioni preliminari confermano alcuni studi precedenti: il livello di metalli tossici nel sangue dei pazienti oncologici in alcuni comuni della Terra dei Fuochi è del tutto fuori norma. Oggi, questi dati sono stati riconfermati. Da scienziato e non un politico, conoscevo la bontà dei dati ottenuti e la necessità di denunciare determinate situazioni, continuerò, pertanto, a far emergere i danni dell’inquinamento sulla salute umana in modo da incentivare la politica ad attuare le bonifica e la prevenzione necessaria per arginare tale problematica».



Quanto influisce la politica negazionistica nell’attuazione di alcuni programmi?


«La politica non può più fingere di non vedere gli eco-reati, chi ha avuto finanziamenti li usi. La terra dei fuochi così come Avellino non possono più permettersi una qualità dell’aria così scarsa. So, che identificare il “nesso di causalità” tra lo sviluppo di patologie ed inquinamento ambientale è l’unica arma potente per non avere più scuse e rallentamenti, fino ad oggi, ho dovuto affrontare delle vere e proprie battaglie, per denunciare, per aprire gli occhi sulla situazione Campana, ma vedere che ora le mie battaglie sono sostenute anche da oppositori è una piccola rivincita».







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