Sotto stress, le cellule femminili resistono, quelle maschili “si suicidano” “Medicina – Highlights” per Il Mattino
- Feb 9
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Il professor Antonio Giordano cura la rubrica “Medicina – Highlights” su Il Mattino, uno dei quotidiani italiani più prestigiosi e diffusi, da sempre pilastro del giornalismo meridionale.

Di seguito, il testo dell’articolo come pubblicato sull’edizione italiana de Il Mattino.
Uno studio recente ha investigato come le cellule maschili (XY) e femminili (XX) rispondano diversamente allo stress.
La ricerca – pubblicata su Cell Death and Disease – ha rivelato che le cellule maschili attivano l’apoptosi, una forma di morte cellulare programmata o “suicidio” cellulare, mentre le cellule femminili innescano l’autofagia, un meccanismo di auto-preservazione che promuove la sopravvivenza sotto stress.
L’attenzione della ricerca si è concentrata sull’identificazione dei fattori genetici che mediano queste risposte.
I ricercatori hanno ipotizzato, e successivamente dimostrato, che i microRNA (miRNA) – piccole molecole di RNA non codificante che regolano l’espressione genica a livello post-trascrizionale – giocano un ruolo chiave. In particolare, è stato identificato il miR-548am-5p, la cui espressione differenziale tra i due sessi è correlata all’attivazione di specifici pathways cellulari.
Nelle cellule femminili, l’esposizione allo stress induce l’attivazione del processo di autofagia, un meccanismo catabolico essenziale per il mantenimento dell’omeostasi cellulare e la sopravvivenza in condizioni avverse. L’autofagia permette alla cellula di degradare e riciclare componenti danneggiati o non essenziali, fornendo energia e substrati per la sintesi di nuove macromolecole.
Al contrario, nelle cellule maschili, lo stesso stimolo stressante porta all’attivazione predominante della via apoptotica, o morte cellulare programmata. Questo processo, finemente regolato, è fondamentale per l’eliminazione di cellule danneggiate o inutili, ma in questo contesto specifico indica una capacità di resilienza inferiore rispetto alle controparti femminili.
Implicazioni per la medicina personalizzata e la medicina di genere.
Questi risultati sottolineano l’importanza di considerare le differenze biologiche intrinseche tra i sessi non solo a livello clinico, ma anche nella ricerca di base. L’identificazione dei miRNA come modulatori delle risposte cellulari allo stress fornisce una solida base per ulteriori indagini sui meccanismi patogenetici di malattie che presentano diversa incidenza o decorso tra uomini e donne, come le patologie autoimmuni o neurodegenerative.
La comprensione di questi pathways di segnalazione molecolare apre la strada allo sviluppo di terapie mirate e personalizzate, capaci di modulare l’espressione di specifici miRNA o di intervenire selettivamente sui meccanismi di apoptosi e autofagia, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia dei trattamenti. Questo studio rappresenta un passo significativo verso una medicina di precisione che tiene conto del sesso biologico del paziente.
Credit: Questo articolo è stato originariamente scritto in italiano per ilmattino.it



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