Studio di Science: alle donne Sapiens piacevano gli uomini di Neanderthal
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Uno studio pubblicato su Science ha portato alla luce un dato di grande interesse sugli incontri tra i nostri antenati e i Neanderthal, offrendo un quadro affascinante delle relazioni tra le due specie umane.
I risultati suggeriscono una dinamica sorprendente: le donne di Homo sapiens si unirono più frequentemente con maschi di Homo neanderthalensis, mentre le unioni tra uomini sapiens e donne neanderthaliane furono molto più rare.
Non si tratta di una conclusione psicologica nel senso moderno del termine, ma di una tendenza ricostruita attraverso i dati genetici. Le analisi indicano, infatti, che le attrazioni e gli accoppiamenti che portarono alla nascita di figli furono fortemente asimmetrici. Secondo lo studio, furono numerose le donne sapiens che misero al mondo figli di uomini neanderthaliani, mentre solo poche femmine di Neanderthal concepirono bambini con uomini sapiens. Quegli individui robusti e muscolosi hanno comunque lasciato un segno profondo nella nostra biologia: una parte della popolazione europea porta ancora oggi nelle vene tracce del loro patrimonio genetico.
L’Homo sapiens comparve in Africa circa 300 mila anni fa, con un’anatomia moderna e capacità simboliche avanzate. Tra 60 e 40 mila anni fa iniziò a espandersi verso il Vicino Oriente e l’Europa, dove incontrò i Neanderthal. Questi ultimi erano i nostri parenti più prossimi: adattati ai climi freddi, avevano una corporatura robusta e un cervello di dimensioni paragonabili al nostro. L’incontro tra le due specie non fu soltanto competizione, ma anche mescolanza genetica. Oggi sappiamo che le popolazioni umane non africane conservano tra l’1 e il 2 per cento di DNA neanderthaliano.
Nel nostro genoma, tuttavia, esistono zone quasi del tutto prive di questa eredità: i cosiddetti “deserti di Neanderthal”. L’anomalia più evidente riguarda il cromosoma X, dove i frammenti genetici di origine neanderthaliana risultano estremamente rari.
Il nuovo studio, guidato dalla genetista Sarah Tishkoff, propone una spiegazione diversa da quella ipotizzata finora. Non sarebbe stata soltanto la selezione naturale a eliminare queste sequenze, ma anche uno squilibrio nei modelli di accoppiamento tra le due popolazioni. In questa prospettiva, l’evoluzione non dipende esclusivamente dalle pressioni ambientali, ma anche da preferenze, comportamenti e dinamiche sociali. Non sappiamo quali fattori abbiano reso più frequenti le unioni tra donne sapiens e uomini neanderthaliani: potrebbero aver influito rapporti di potere, migrazioni o strutture dei gruppi. In ogni caso, i meccanismi del corteggiamento e dell’attrazione avrebbero avuto un ruolo nel plasmare il genoma umano moderno.
L’eredità dei Neanderthal è tutt’altro che trascurabile. Una parte significativa riguarda il sistema immunitario: alcune varianti genetiche aiutarono i nostri antenati ad affrontare nuovi patogeni, ma oggi possono essere associate a una maggiore predisposizione ad allergie. Altre sequenze influenzano la produzione di cheratina e la risposta ai raggi ultravioletti, contribuendo a caratteristiche come la tonalità della pelle, lo spessore dell’epidermide e la struttura dei capelli.
Anche il metabolismo porta tracce di questa eredità: alcune varianti favorivano un accumulo energetico efficiente, vantaggioso in periodi di scarsità di cibo ma oggi talvolta associato al rischio di obesità. Sono state inoltre identificate varianti legate alla coagulazione del sangue e alla neurobiologia, che possono influenzare il ritmo sonno-veglia, la percezione del dolore e la risposta allo stress.
Dal punto di vista fisico, le differenze tra le due specie erano comunque evidenti. I Neanderthal avevano una scatola cranica allungata, arcate sopraccigliari pronunciate e un naso ampio; il loro corpo era basso, massiccio e particolarmente adatto a conservare il calore nei climi freddi. I sapiens presentavano invece un cranio più globulare, fronte alta, mento pronunciato e una corporatura più slanciata, adatta alla resistenza e agli spostamenti su lunghe distanze.
Nonostante queste differenze e la competizione per le risorse, i Neanderthal non scomparvero semplicemente dalla scena evolutiva. La loro estinzione fu probabilmente il risultato di diversi fattori — cambiamenti climatici, pressione demografica e integrazione genetica con i sapiens. In un certo senso, dunque, non sono scomparsi del tutto: una parte di loro continua a vivere dentro di noi.
Articolo scritto per Terra Medica a cura del Professor Antonio Giordano per La Voce di New York


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