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Un test semplice per una malattia complessa: l’Alzheimer - Prof. Antonio Giordano per Terra Medica

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  • 2 hours ago
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Diagnosticare l’Alzheimer non è mai stato semplice. Fino a oggi, per avere una conferma affidabile della malattia, è spesso necessario ricorrere a esami costosi o invasivi, come le scansioni cerebrali PET oppure il prelievo del liquido cerebrospinale tramite puntura lombare. Procedure efficaci, certo, ma non sempre facilmente accessibili o accettabili dai pazienti.


Una nuova linea di ricerca, però, sta aprendo scenari molto diversi: potrebbe bastare una sola goccia di sangue per ottenere informazioni altrettanto precise. Un’idea che, se confermata, avrebbe un impatto enorme sulla diagnosi dell’Alzheimer.


Il test si basa sull’individuazione della p-tau217, una proteina considerata un biomarcatore fondamentale della malattia. La sua presenza nel sangue è strettamente collegata all’accumulo di placche amiloidi nel cervello, uno dei segni distintivi dell’Alzheimer. In pratica, analizzando questa proteina, è possibile intercettare i cambiamenti biologici che avvengono molto prima che i sintomi diventino evidenti.


La raccolta del campione è estremamente semplice: un pungidito, simile a quello usato quotidianamente dalle persone con diabete per controllare la glicemia. Non solo: i campioni possono essere conservati a temperatura ambiente e spediti per posta, rendendo questo test potenzialmente accessibile anche a chi vive lontano da centri specialistici o in aree rurali.

Negli studi finora condotti, i risultati sono stati sorprendenti. Il test è riuscito a distinguere con grande accuratezza le persone affette da Alzheimer dai soggetti sani, mostrando prestazioni paragonabili a quelle degli esami del sangue tradizionali eseguiti in ambito clinico.


Il vero valore di questa innovazione, però, sta nella diagnosi precoce. Riuscire a identificare la malattia nelle sue fasi iniziali è cruciale per diversi motivi. I farmaci di nuova generazione, come quelli basati su anticorpi monoclonali, sembrano infatti essere più efficaci quando somministrati prima che il danno cerebrale sia avanzato. Inoltre, un test semplice ed economico permetterebbe programmi di screening su larga scala, riducendo i costi e facilitando il reclutamento di partecipanti per la ricerca su nuove terapie.


Nonostante l’entusiasmo, gli esperti invitano alla cautela.


Questo esame non può ancora sostituire una valutazione clinica completa e sono necessari ulteriori studi per verificarne l’affidabilità su popolazioni diverse e nel contesto della medicina di base.


Resta però un dato fondamentale: questo progresso segna un possibile cambio di paradigma. Si passa da una diagnosi dell’Alzheimer basata prevalentemente sui sintomi a una fondata sulla biologia molecolare, aprendo la strada a un futuro in cui la malattia potrebbe essere riconosciuta – e forse trattata – molto prima che si manifesti in modo evidente.

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