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Dipendenze comportamentali in un mondo iperconnesso ~ Antonio Giordano (SHRO)


Nel 1995, lo psichiatra americano, Ivan Goldeberg rilevò l’esistenza di una nuova patologia, coniando l’espressione di “Internet addiction disorder” (I.A.D.), in pratica una forte dipendenza da internet con una sintomatologia ben definita: crisi di astinenza e recidive identiche alle dipendenze da sostanze stupefacenti; il bisogno di trascorrere in rete un numero sempre maggiore di ore; la marcata riduzione dell’interesse per ogni attività relazionale; l’incapacità di interrompere o tenere sotto controllo tale utilizzo; l’inconsapevolezza di aver sviluppato una patologia; la negazione di un comportamento ossessivo conpulsivo.


L’assunzione di tali disfunzionali comportamenti da iperconnessione determina anche gravi modificazioni a carico dell’umore, l’alterazione della percezione del tempo e del ritmo sonno-veglia, una certa tendenza a sovrapporre la realtà virtuale a quella reale.


I soggetti, inoltre, avvertono sentimenti di inadeguatezza, insicurezza, bassa autostima, nonché problematiche legate alla postura, non sottovalutabili negli esordi quali, ad esempio: sintomi da tunnel carpale o dolori diffusi al collo e alla schiena, peggioramento della vista per il lungo protrarsi delle attività in rete, per la persistenza di posizioni poco salutari, ma anche flebiti, gonfiori degli arti inferiori e obesità per i lunghi periodi di stasi o inattività.


Si prefigurano in questo quadro anche un ampio spettro di comportamenti quali una certa dipendenza dalle cosiddette “relazioni virtuali” (cyber-relation-addiction), dipendenza da giochi online (internet gaming disorder) o dipendenza da shopping compulsivo online o addirittura una dipendenza da sesso virtuale (cyber sexual addiction). Quando i disturbi da iperconnessione coinvolgono adolescenti, si parla di una vera e propria “sindrome da dipendenza da iperconnessione”, di ragazzi che, “privati dalla rete”, sviluppano disagio, problemi di cattiva gestione dell’ansia e della rabbia. Da un recente studio emerge che il 5% dei giovani tra i 14 e i 21 anni è moderatamente dipendente da internet, mentre lo 0.8% è seriamente compromesso e dipendente soprattutto da social network. Qui si apre davvero un mondo. E’ inutile dire che è necessario esercitare un controllo sui giovani, cosa non facile, circa l’utilizzo smodato di queste nuove piattaforme e tecnologia, anche perché notevoli sono le insidie: i ragazzi in rete sono esposti a cyber bullismo, predatori cibernetici, pubblicazioni di foto private e contenuti personali e degradanti e possono diventare vittime di truffe o di adescamento. A tutto questo non basta apporre un Parent Control, un filtro apposto dai genitori sui dispositivi utilizzati dai figli minori, ma occorre una sana informazione sui rischi da esposizione prolungata in rete a livello fisico e psichico, tali e tanto pericolosi da provocare anche danni permanenti alla psiche e al fisico, al pari di droga e alcool.


 

Il professor Antonio Giordano, M.D., Ph.D., è il creatore e capo della Sbarro Health Research Organization, con sede presso il College of Science and Technology della Temple University a Filadelfia. Rimani in contatto con lui attraverso le sue varie piattaforme di social media, tra cui Facebook, LinkedIn, Twitter e Instagram, per ricevere gli ultimi aggiornamenti.

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